Astrazeneca: trombosi, EMA sospetta rara correlazione con il vaccino

Articolo: Astrazeneca: trombosi, EMA sospetta rara correlazione con il vaccino


L’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) fa dietrofront mettendo in dubbio le sue precedenti dichiarazioni sul vaccino, poi l’Olanda sospende Astrazeneca per tutti e la Germania agli over60. Cosa sta succedendo? I continui sospetti di trombosi dopo l’AstraZeneca, somministrato anche in questi giorni, ha spinto l’agenzia europea a tre giorni di valutazione con un team di esperti a partire da oggi per chiudere la questione entro giovedì.

EMA sospetta rara correlazione tra trombosi e vaccino

Seppur i numeri siano comunque bassissimi, 30 casi appena su 18 milioni di vaccinati, sembra esserci un raro nesso di causa, ancora da chiarire, tra il vaccino Astrazeneca e alcuni eventi di trombosi cerebrale.

Ne parla, alla Stampa, il dott. Genazzani, rappresentante italiano nel comitato approvazione farmaci dell’Ema: “AstraZeneca riserva tante sorprese: come dimostra l’esperienza inglese è più efficace del previsto, ma ha un rarissimo effetto collaterale sulle donne. l’ideale sarebbe escludere le donne under 55″. Poi chiarisce alle donne che: “il rischio è bassissimo, altrimenti il vaccino non sarebbe stato approvato. Purtroppo solo dopo la vaccinazione di massa si scoprono questi effetti collaterali rarissimi”.

Anche l’immunologo Mantovani si espone sulla questione, direttamente dai microfoni del Corriere: “I casi gravi di trombosi osservati in relazione al vaccino potrebbero essere forse causati, secondo una recente pubblicazione, dalla formazione di autoanticorpi, come succede, in rarissimi casi, durante trattamenti con eparina: una condizione definita Vipt (Vaccine induced prothrombotic immune thrombocytopenia). Se confermata, l’osservazione potrebbe guidare la diagnosi e la terapia di questi, pur molto rari, eventi avversi. Per ora l’analisi condotta da Ema sul vaccino Oxford AstraZeneca ha rassicurato sul fatto che non causi un aumento della frequenza di tromboembolia, aspettiamo ulteriori analisi. In Gran Bretagna non si è osservato un eccesso di eventi tromboembolici nei 20 milioni di persone vaccinate con Oxford AstraZeneca rispetto ai vaccinati con BioNTech Pfizer e rispetto a quanto normalmente atteso. In Humanitas abbiamo vaccinato oltre 22 mila persone senza problemi inattesi. Aspettiamo altri dati, ma tre giovani donne della mia famiglia si sono vaccinate con Oxford AstraZeneca e io sono tranquillo”.

I casi italiani che ricordano il rischio di trombosi cerebrale e Astrazeneca

Il caso dell’avvocato di Messina, in condizioni gravissime, da due settimane vaccinato con il preparato oxfordiano e da allora con sintomi di cefalea, e dell’insegnante morta a 32 anni in nosocomio, dopo aver raggiunto il Pronto Soccorso con una forte emorragia da trombosi cerebrale, ha riacceso la polemica che si stava spegnendo in questi giorni dopo il pronunciamento dell’EMA contro la teoria che il vaccino fosse causa di un aumento del rischio di trombosi. Bisogna ancora verificare se questo rischio è da imputare ai vaccini anti-Covid in generale, al solo Astrazeneca o a tutti i vaccini con vettore ad adenovirus (Pfizer e Moderna quindi esclusi). E poi quali fasce d’età sono a rischio? La più probabile, giovani donne under55.

La situazione in Italia

La criticità della situazione ha meritato una riunione tra il ministro Speranza e i tecnici dell’AIFA, per valutare come precedere, se seguire la linea europea, sospendere o stabilire solo dei limiti per fasce d’età e genere.

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E’ possibile, per maggiore precauzione, che l’Agenzia europea dei medicinali Ema indichi che per una determinata categoria è meglio non utilizzare il vaccino anti-Covid di AstraZeneca“. Questo è ciò che ha affermato a Radio 24, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, con tuttavia la nota che nel caso di AstraZeneca il vaccino è stato utilizzato “in un numero estremamente alto di soggetti, mentre gli eventi trombotici rari segnalati sono pochissimi“. E visto i risultati raggiunti dall’UK: “Non vi è ombra di dubbio che vi sia un rapporto rischio-beneficio positivo”.

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